La trasparenza retributiva diventa uno dei temi centrali del diritto del lavoro europeo e nazionale. È infatti in arrivo il decreto di attuazione della direttiva UE 2023/970, che introduce nuovi obblighi per i datori di lavoro in materia di parità salariale e accesso alle informazioni sulle retribuzioni.
L’obiettivo è ridurre il divario retributivo di genere e rendere più chiari i criteri utilizzati dalle imprese per determinare stipendi e progressioni economiche.
Trasparenza retributiva: quali sono i nuovi obblighi per i datori di lavoro
La bozza del decreto prevede che i datori di lavoro rendano facilmente accessibili ai lavoratori:
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i criteri utilizzati per determinare le retribuzioni;
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i livelli salariali applicati;
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le modalità di progressione economica e professionale.
Inoltre, ogni lavoratore potrà richiedere informazioni sui livelli retributivi medi, suddivisi per sesso, relativi alle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Il datore di lavoro dovrà fornire risposta scritta entro 60 giorni dalla richiesta.
Retribuzioni, arriva il decreto…
Si tratta di un cambiamento significativo perché introduce una vera e propria cultura della trasparenza salariale, destinata ad incidere sui sistemi di gestione del personale.
A chi si applica il decreto sulla parità salariale
Le nuove regole riguarderanno tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con obblighi differenziati in base alle dimensioni aziendali.
Le disposizioni coinvolgeranno:
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lavoratori subordinati, dirigenti e personale domestico;
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candidati all’assunzione;
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rappresentanze sindacali e organismi per la parità.
La comparazione tra retribuzioni dovrà avvenire con riferimento allo stesso lavoro o a mansioni di pari valore, prendendo come parametro il CCNL applicato dall’azienda o, in assenza, quello comparativamente più rappresentativo del settore.
Retribuzioni, arriva il decreto…
Raccolta dati e monitoraggio del divario retributivo
Il decreto introduce nuovi adempimenti informativi che richiederanno una revisione delle procedure HR interne.
Tra i dati che le imprese dovranno monitorare e rendere disponibili:
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divario retributivo medio e mediano tra uomini e donne;
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percentuale di lavoratori che percepiscono componenti variabili o premi;
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distribuzione di genere nelle diverse categorie professionali.
Queste informazioni potranno essere richieste anche dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dagli organismi territoriali competenti.
Retribuzioni, arriva il decreto…
Quando scattano gli obblighi per le aziende
Le tempistiche di attuazione saranno progressive:
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entro il 7 giugno 2027 per i datori di lavoro con almeno 150 dipendenti;
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entro il 7 giugno 2031 per le aziende con dimensioni inferiori.
In presenza di un divario retributivo di almeno il 5% non giustificato, sarà prevista una valutazione congiunta tra azienda e sindacato, con obbligo di adottare misure correttive entro sei mesi.
Retribuzioni, arriva il decreto…
Profili sanzionatori e rischi per le imprese
Il mancato rispetto delle nuove norme può comportare conseguenze rilevanti.
In caso di discriminazioni accertate:
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i lavoratori potranno agire in giudizio;
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potranno essere applicate le tutele previste dal Codice delle pari opportunità;
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l’azienda rischia l’esclusione da agevolazioni finanziarie e appalti pubblici.
Per questo motivo diventa strategico adeguare sin da ora le politiche retributive e la documentazione aziendale.
Cosa devono fare subito le aziende
In vista dell’entrata in vigore del decreto, è opportuno avviare una verifica preventiva dei sistemi di gestione del personale.
In particolare, si suggerisce di:
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analizzare le griglie retributive e i criteri di progressione;
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verificare la coerenza con il CCNL applicato;
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predisporre procedure interne per la gestione delle richieste di accesso ai dati salariali;
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rafforzare le politiche di parità e inclusione.
Un approccio preventivo consente di ridurre i rischi di contenzioso e di trasformare la trasparenza retributiva in uno strumento di valorizzazione dell’organizzazione del lavoro.
